Una delle funzioni principali del fegato è quella di disintossicare il nostro organismo. Quando l’intestino lavora correttamente, il fegato è meno sovraccarico e può svolgere meglio le sue funzioni. La Prof.ssa Anita Frauwallner intervista a questo riguardo la Univ.-Prof. Dr. Vanessa Stadlbauer-Köllner* (Università di Medicina di Graz, Austria). Insieme approfondiscono gli ultimi sviluppi della ricerca sui probiotici, che ha già fornito preziose conoscenze sull’importante alleanza tra fegato e intestino nella lotta e nel trattamento delle malattie legate allo stile di vita moderno.
Prof.ssa Stadlbauer-Köllner: L’intestino è l’organo più grande del corpo umano, con una superficie che può superare i 200 m² se includiamo villi e microvilli. Esiste un legame funzionale molto stretto tra intestino e fegato: il fegato infatti riceve per primo, attraverso la vena porta, i nutrienti vitali, ma anche citochine (molecole segnale) e i componenti batterici provenienti dall’intestino. In condizioni normali, la barriera intestinale limita il passaggio di batteri e sostanze tossiche nel sangue. Questi vengono subito neutralizzati e smaltiti dal fegato. Se invece la barriera intestinale è compromessa, il fegato viene esposto a un maggior numero di sostanze tossiche da metabolizzare, aumentando così il suo carico di lavoro e rischiando di affaticarsi. Questo può portare a processi infiammatori che modificano la struttura del fegato e, nel tempo, possono danneggiarlo gravemente.
Statistiche allarmanti sulle malattie epatiche
Prof.ssa Stadlbauer-Köllner: Una barriera intestinale danneggiata può provocare effetti che vanno ben oltre l’infiammazione o il sovraccarico del fegato. Se il fegato non riesce a neutralizzare le tossine che attraversano la parete intestinale, queste possono entrare nella circolazione sanguigna. A quel punto interviene il sistema immunitario, che si attiva per impedire che le tossine raggiungano altri organi e li danneggino. Anche il tessuto adiposo, in particolare quello addominale, gioca un ruolo importante. Questo tipo di grasso ha infatti un collegamento diretto con il fegato e il metabolismo. Le sostanze messaggere (o “messaggeri chimici”) rilasciate dal tessuto adiposo possono alterare il metabolismo degli zuccheri nel fegato, contribuendo allo sviluppo del diabete. Il risultato? Un accumulo progressivo di grassi nelle cellule epatiche, che può portare al cosiddetto fegato grasso. In alcuni casi, questa condizione può evolvere in epatite da fegato grasso o addirittura in cirrosi epatica.
Prof.ssa Stadlbauer-Köllner: Nel caso della cirrosi epatica – lo stadio avanzato delle malattie croniche del fegato – si osservano importanti alterazioni nella composizione del microbiota intestinale. La barriera intestinale risulta danneggiata e diventa più permeabile, permettendo il passaggio di sostanze nocive nel sangue. Questo sovraccarica il sistema immunitario, compromette ulteriormente la funzione del fegato e rende i pazienti più vulnerabili alle infezioni. Diversi studi suggeriscono che l’integrazione con probiotici possa avere un effetto positivo: migliorando la diversità del microbiota, si rafforzano sia la funzione epatica che l’integrità della barriera intestinale, riducendo così anche il rischio di sviluppare complicanze.
Intestino, fegato e psiche: come sono collegati?
Prof.ssa Stadlbauer-Köllner: Nel nostro intestino non ci sono solo batteri: ci sono anche neurotrasmettitori e molecole segnale che possono comunicare con il cervello. È il cosiddetto asse intestino-cervello, un sistema di comunicazione bidirezionale tra il sistema digerente e il sistema nervoso. Studi su modelli animali hanno mostrato che la composizione del microbiota intestinale può influenzare emozioni come la paura, mentre in ambito clinico sono emerse connessioni tra l’equilibrio dei batteri intestinali e disturbi come la depressione.
Prof.ssa Stadlbauer-Köllner: Sì, questi collegamenti sono stati riconosciuti anche in altre patologie psichiatriche, come l’autismo. Inoltre, l’asse intestino-cervello sembra giocare un ruolo importante nell’insorgenza di emicranie. Per questo motivo, si ritiene che i probiotici possano avere un ruolo significativo anche nelle malattie del sistema nervoso, soprattutto in quelle in cui è presente una componente infiammatoria.
La medicina probiotica: aspettative per il futuro
Prof.ssa Stadlbauer-Köllner: Io e la mia famiglia assumiamo regolarmente probiotici, soprattutto quando seguiamo una terapia antibiotica. Lo stesso consiglio do spesso anche ai miei amici e conoscenti. Addirittura, il cane dei miei genitori è guarito da una brutta infezione intestinale proprio grazie ai probiotici.
Prof.ssa Stadlbauer-Köllner: Voglio assolutamente continuare a lavorare in questo campo, perché la ricerca sul microbioma è oggi una delle aree più affascinanti e promettenti. Abbiamo già in programma nuovi studi che spaziano dalla sindrome metabolica fino a gravi infezioni croniche dei reni, poiché in tutte queste patologie il microbioma sembra avere un ruolo chiave. L’obiettivo è quello di comprendere meglio le cause di queste malattie e, allo stesso tempo, sviluppare strategie efficaci per modularle proprio attraverso l’equilibrio della flora intestinale.