Fermenti lattici e probiotici: qual è la differenza?

Fermenti lattici e probiotici sono termini di cui sentiamo parlare spesso, ma non sempre in modo corretto. Non tutti sanno davvero come agiscono e quale ruolo svolgono nel nostro organismo. Spesso questi termini vengono addirittura usati come sinonimi, mentre in realtà indicano microrganismi che funzionano in maniera diversa. Scopri insieme a noi cosa li distingue e come scegliere il meglio per il tuo benessere intestinale.

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Fermenti lattici e probiotici: da dove nasce la confusione?

Per decenni, nella comunicazione e nella tradizione alimentare italiana, il termine “fermenti lattici” è stato usato per indicare genericamente tutti i microrganismi “buoni” legati alla salute intestinale. Questo ha portato molte persone ad associare il concetto di “fermenti lattici” a microrganismi utili, anche se non sempre con una definizione precisa.

Negli ultimi anni si è cominciato a parlare con maggiore attenzione di probiotici, ovvero microrganismi oggetto di studi scientifici e formulazioni mirate. A differenza dei fermenti lattici in senso generico, i probiotici sono selezionati sulla base di caratteristiche specifiche e utilizzati all’interno di formulazioni pensate per supportare l’equilibrio del microbiota intestinale.

Cosa sono i fermenti lattici?

I fermenti lattici sono batteri che producono acido lattico attraverso un processo di fermentazione degli zuccheri. Sono presenti naturalmente in alcuni alimenti, come yogurt, kefir, crauti, formaggi stagionati e simili.

I fermenti lattici appartengono per lo più ai generi Lactobacillus e Streptococcus. Sono utili nell’industria alimentare e contribuiscono alla conservazione e al sapore di molti prodotti fermentati.

Ma attenzione: non tutti i fermenti lattici sono in grado di sopravvivere al passaggio attraverso lo stomaco e di arrivare vivi e attivi nell’intestino. Alcuni non riescono a superare indenni l’ambiente acido dello stomaco, e per questo non hanno un effetto duraturo sul microbiota intestinale (la flora intestinale).

Fermenti lattici

“Per sistemare l’intestino basta mangiare uno yogurt in più?”

I fermenti lattici presenti nello yogurt e in altri alimenti fermentati, sono molto salutari e possono offrire benefici temporanei al nostro intestino. 

Tuttavia, bisogna chiarire un punto importante: i fermenti lattici non sono in grado di colonizzare stabilmente l’intestino umano, per diverse ragioni tra cui evidenziamo le seguenti:

I fermenti lattici non provengono dal microbiota umano. Sono usati per fermentare il latte e altri cibi e per questo non si adattano a vivere nell’ambiente intestinale dell’uomo.

Una volta ingeriti, questi microrganismi attraversano il tratto gastrointestinale e possono influenzare positivamente l’ambiente intestinale per qualche ora o giorno, ma vengono poi eliminati con le feci. Non riescono ad aderire a lungo alla mucosa intestinale né a riprodursi in modo stabile.

I fermenti lattici, pur essendo utili, spesso hanno difficoltà a insediarsi stabilmente nel microbiota intestinale perché quest’ultimo è un ecosistema altamente complesso, composto da miliardi di microrganismi in equilibrio dinamico.

Questo ambiente presenta una forte competizione per nutrienti e spazio, rendendo difficile l’integrazione di ceppi esterni generici. In presenza di disbiosi o patologie specifiche, l’equilibrio microbico risulta alterato, e per ripristinarlo in modo efficace è necessario intervenire con probiotici contenenti ceppi specifici, selezionati per la loro capacità documentata di modulare la flora intestinale, interagire con il sistema immunitario e adattarsi alle condizioni del tratto gastrointestinale.

I fermenti lattici sono batteri transitori, utili in alcuni casi, ma non capaci di ripopolare o ricostruire il microbiota intestinale in modo duraturo. I fermenti lattici possono essere utili, ma non vanno confusi con i probiotici.

Cosa sono i probiotici?

I probiotici sono una categoria ben definita di microrganismi vivi, scelti con attenzione perché hanno dimostrato — attraverso studi scientifici — di poter interagire positivamente con l’organismo umano. Non si tratta quindi di “batteri qualsiasi”: solo alcuni ceppi specifici, selezionati per la loro efficacia, sicurezza e resistenza, possono essere classificati come probiotici.

Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e le linee guida del Ministero della Salute italiano, per essere definiti tali, devono:

  • Essere vivi al momento del consumo
  • Sopravvivere all’acidità gastrica
  • Raggiungere l’intestino in quantità sufficiente
  • Avere effetti benefici documentati sulla salute
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Fermenti Lattici e Probiotici a Confronto

La differenza chiave è che tutti i probiotici sono fermenti lattici o lieviti benefici, ma non tutti i fermenti lattici sono probiotici.

Fermenti Lattici

  • Indicazione generica come “fermenti lattici vivi”
  • Microrganismi che producono acido lattico durante la fermentazione

  • Sopravvivenza al tratto gasto-intestinale non garantita

  • Non sempre è indicata la quantità o la vitalità
  • Possono essere usati per migliorare il sapore o la conservazione

  • Non colonizzano l’intestino

  • Non sempre dimostrati scientificamente

  • Senza normativa specifica

VS

Probiotici

  • Viene indicato il ceppo specifico (es. Lactobacillus rhamnosus GG)
  • Microrganismi vivi che, somministrati in quantità adeguate, apportano un beneficio alla salute dell’ospite

  • Sopravvivenza nel tratto gastro-intestinale dimostrata

  • Deve esserci un’indicazione di quantità viva al momento del consumo (es. 1 miliardo Unità Formanti Colonia – UFC)
  • Sono formulati per un beneficio specifico, ad es. sistema immunitario, post-antibiotico, flora vaginale

  • Sono in grado di insediarsi nella mucosa intestinale, replicarsi e interagire attivamente con il microbiota già presente, contribuendo al suo equilibrio. Il loro effetto benefico dipende dalla qualità del ceppo, dalla quantità assunta e dalla costanza nell’assunzione.

  • Benefici comprovati da studi clinici

  • Devono rispettare criteri OMS/FAO e ministeriali

“Affinché un microrganismo possa essere considerato probiotico, sono necessarie l’identificazione specifica a livello di ceppo, la prova della sopravvivenza attraverso il tratto gastrointestinale e l’efficacia clinicamente testata”.

The International Scientific Association for Probiotics and Prebiotics (ISAPP) Consensus Statement

Per quanto tempo bisogna assumere i probiotici?

Per ottenere effetti tangibili, si consiglia di assumere i probiotici OMNi-BiOTiC® per almeno 1 mese. Naturalmente la durata dell'assunzione dipende dal problema d'origine. Una "regola generale" è: 1 mese di OMNi-BiOTiC® per ogni anno di disturbo. In linea di massima, tutti i prodotti OMNi-BiOTiC® sono adatti anche per un uso continuativo e a lungo termine.

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