Sindrome metabolica: che cos’è?
La sindrome metabolica può insorgere a causa di diversi fattori che spesso si manifestano in concomitanza. Un regime alimentare non equilibrato, ricco di grassi saturi e zuccheri, favorisce l’insorgere dell’insulino-resistenza. Questo significa che le cellule dell’organismo diminuiscono la propria sensibilità all’azione dell’insulina, causando un aumento della pressione sanguigna e dei livelli di lipidi nel sangue. Inoltre, la sedentarietà e l’obesità, soprattutto quando il grasso si accumula nella zona addominale, rappresentano fattori di rischio importanti da non sottovalutare. Inoltre, anche la predisposizione genetica e una flora intestinale alterata, influenzata da abitudini alimentari non corrette, svolgono un ruolo importante.
Il grasso viscerale, che si deposita intorno agli organi interni, rappresenta un fattore di rischio significativo per lo sviluppo della sindrome metabolica, in quanto rilascia sostanze che favoriscono l’infiammazione, con effetti negativi sul metabolismo e sul sistema immunitario.
Il grasso viscerale, che si deposita intorno agli organi interni, rappresenta un fattore di rischio significativo per lo sviluppo della sindrome metabolica, in quanto rilascia sostanze che favoriscono l’infiammazione, con effetti negativi sul metabolismo e sul sistema immunitario.
Trattamento e prevenzione: leggi i nostri consigli
Alimentazione
Segui una dieta equilibrata, ricca di fibre, frutta, verdura e grassi salutari. Limita il consumo di zuccheri e acidi grassi saturi, poiché possono ridurre la sensibilità all’insulina e aumentare i livelli di lipidi nel sangue.
Attività fisica
L’attività fisica regolare è una delle misure più efficaci per prevenire la sindrome metabolica. Almeno 150 minuti di attività fisica moderata alla settimana aiutano a perdere peso, ad abbassare la pressione e a migliorare la sensibilità all’insulina. Anche semplici attività quotidiane come camminare, salire le scale o andare in bicicletta possono avere un effetto positivo sulla salute del nostro metabolismo.
Gestione del peso
Il tessuto adiposo addominale svolge un ruolo attivo in merito ai processi metabolici, in quanto può favorire l’insorgere dell’insulino-resistenza e di infiammazioni. Perdere anche solo il 5-10 % del peso corporeo contribuisce a migliorare significativamente i parametri metabolici e a ridurre il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari.
Gestione dello stress e riposo
Lo stress contribuisce allo sviluppo della sindrome metabolica in quanto può aumentare la resistenza all’insulina. Tecniche di rilassamento come la meditazione e dormire a sufficienza (7-9 ore per notte) aiutano a stabilizzare il metabolismo e a promuovere il benessere.
Controlli regolari dal medico
Monitorare regolarmente i valori metabolici per poter reagire tempestivamente ai cambiamenti. È particolarmente importante prevenire la progressione della sindrome metabolica adottando uno stile di vita sano o, se necessario, assumendo farmaci, soprattutto in caso di valori leggermente elevati.
Interazione tra microbioma e sindrome metabolica
La composizione del microbiota intestinale è quindi il risultato dell’interazione costante e bidirezionale tra il nostro organismo e i nostri batteri intestinali. Sia la composizione del microbioma che la permeabilità della flora intestinale sono determinate dalla dieta, dalle malattie e dai farmaci (ad esempio gli antibiotici). Se una persona segue una dieta sana ed equilibrata, i batteri “buoni” predominano nell’intestino. Al contrario, i microrganismi “che favoriscono l’accumulo di grasso” si sentono particolarmente a loro agio in un intestino che deve elaborare molti alimenti ricchi di zuccheri e grassi. Negli ultimi anni, numerosi studi hanno confermato il ruolo di rilievo della flora intestinale in merito al il peso e ai processi metabolici. Stadlbauer-Köllner spiega: “Allo stesso tempo, un intervento precoce sotto forma di cambiamento positivo del microbioma può migliorare diversi processi metabolici. È qui che entrano in gioco i probiotici, in quanto i prodotti con una speciale combinazione di microrganismi vivi e attivi possono avere un effetto positivo sulla composizione della flora intestinale, ridurre la permeabilità dell’intestino e la penetrazione delle tossine nell’organismo, ma anche frenare l’infiammazione, ad esempio nel caso della sindrome metabolica.”
Probiotici e prebiotici come possibile terapia?
Una prima metanalisi, effettuato nell’ambito di diversi studi clinici, ha analizzato l’impiego dei probiotici in caso di diabete e ha mostrato che la glicemia e l’indice HOMA (una misura della resistenza all’insulina) miglioravano dopo un breve periodo di uno o due mesi. Da un’analisi più approfondita è emerso che un impiego più prolungato può addirittura aumentare gli effetti. Oltre al miglioramento del metabolismo degli zuccheri, l’analisi ha evidenziato un aumento significativo del colesterolo HDL e una notevole riduzione dei trigliceridi grazie all’uso dei probiotici; anche il cosiddetto rapporto vita-fianchi e il peso corporeo sono stati influenzati positivamente.
Oltre ai probiotici, che integrano la flora intestinale, anche i prebiotici, ovvero speciali fibre alimentari, possono influenzare il microbioma promuovendo in modo specifico la crescita di determinati batteri. La professoressa Stadlbauer-Köllner nell’ambito di uno studio sta attualmente analizzando l’influenza di alcuni probiotici e prebiotici sui diabetici. In particolare, sta analizzando se il microbioma e la barriera intestinale possono essere modulati e se il metabolismo dei grassi e degli zuccheri e il sistema immunitario possono essere influenzati.
“Ho lavorato a lungo sulla maggiore suscettibilità alle infezioni in presenza di cirrosi epatica. Vediamo anche problemi con il sistema immunitario innato nelle persone con diabete di tipo 2”, dice l’esperto, sottolineando il collegamento. I primi risultati dello studio clinico di sei mesi sono promettenti: “Siamo riusciti a dimostrare effetti positivi sul metabolismo dei grassi e l’effetto sulla funzione immunitaria nei diabetici è simile a quello dei pazienti con cirrosi epatica”. Inoltre, sono stati riscontrati miglioramenti nel metabolismo degli zuccheri, come una riduzione dei livelli di glucosio nel sangue a lungo termine (HbA1c), ed è stato anche dimostrato che il gruppo dei probiotici aveva meno tossine batteriche nel sangue, il che indica un miglioramento della barriera intestinale.
*Prof.ssa Dr. Vanessa Stadlbauer-Köllner, specialista presso la Divisione Clinica di Gastroenterologia ed Epatologia dell’Università Medica di Graz.
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