Il numero di persone in sovrappeso è in costante aumento. Viviamo in una società in cui il rapporto con la bilancia è spesso complicato, ma i segnali d’allarme lanciati dal mondo della sanità sembrano servire a poco.
Il problema non riguarda solamente il continente americano, dove il consumo di fast food e bibite gassate in formato XL è all’ordine del giorno. Anche in Europa i dati sono allarmanti. Oltre il 50% degli europei è in sovrappeso o obeso nonostante le campagne di sensibilizzazione alla salute degli ultimi decenni.
Ciò che preoccupa ancora di più è che ad esserne sempre più colpiti siano i bambini. In Austria e in Germania, un bambino su cinque è sovrappeso o obeso, vale a dire, il suo grasso corporeo è ben superiore al livello normale (Indice di Massa Corporea superiore a 30). Questa tendenza è particolarmente evidente nelle famiglie a basso reddito.
L’aumento del grasso corporeo porta a conseguenze e patologie associate che influiscono negativamente sul nostro metabolismo. Per questo motivo le persone in sovrappeso presentano un rischio maggiore di sviluppare la sindrome metabolica, conosciuta anche come “quartetto letale”. La sindrome metabolica è caratterizzata da un sovrappeso grave con un eccesso di grasso addominale, pressione alta e un aumento dei livelli di lipidi e di zuccheri nel sangue.
Non si tratta di una questione da poco conto: in Italia, la sindrome metabolica colpisce tra il 20 e il 30% della popolazione, e con essa aumenta significativamente il rischio di sviluppare malattie correlate. Con il passare degli anni, circa la metà delle persone affette da sindrome metabolica sviluppa malattie cardiovascolari, e tre quarti di esse sviluppano il diabete di tipo 2.
Le cause di diabete, obesità e co.
In cima alla lista delle cause di queste preoccupanti malattie moderne troviamo uno stile di vita poco salutare, caratterizzato da scarsa attività fisica e da quella che viene definita la ‘Western Diet’ ovvero l’alimentazione industriale occidentale. Quest’ultima si distingue per l’alto consumo di cibi pronti, carne, grassi, zucchero e sale ai quali ci siamo ormai da tempo abituati. Ne siamo talmente assuefatti che ci sembra impossibile invertire questa tendenza.
L’obesità è un problema complesso
Chi non ha mai pensato che le persone in sovrappeso siano deboli di volontà o pigre solo perché non riescono a mettere in pratica la formula apparentemente semplice “meno calorie = meno peso”? In sostanza questo è vero: si resta in forma se si segue una dieta equilibrata, ovvero se non si assumono più calorie di quante il corpo ne consumi nel metabolismo basale. Tuttavia “L’obesità è un problema complesso, non solo una questione di equilibrio tra apporto e consumo di calorie”, spiega la Dott.ssa Vanessa Stadlbauer-Köllner, gastroenterologa ed epatologa presso l’Università di Medicina di Graz.
L’obesità è il risultato dell’interazione tra diversi fattori come predisposizione genetica, cattiva alimentazione, carenza di esercizio fisico, stress, condizioni ambientali e fattori psicologici. Sebbene la combinazione di queste cause sia stata ormai ben compresa, sono ancora in corso ricerche a livello globale per trovare una terapia efficace, accessibile a tutti e priva di effetti collaterali. Ed è qui che il microbiota gioca un ruolo chiave.
Stadlbauer-Köllner studia da anni le interazioni tra farmaci, malattie e microbiota intestinale e ne spiega la connessione: “Una dieta ricca di zuccheri e grassi modifica la varietà e la composizione della nostra flora intestinale, al punto da compromettere il metabolismo di zuccheri e grassi, causando così un aumento di peso”.
Più precisamente, le endotossine, ovvero le tossine batteriche prodotte nell’intestino, entrano nel nostro organismo quando la barriera intestinale è compromessa. Questo provoca un maggiore rilascio di citochine che scatenano reazioni infiammatorie a livello sistemico. Si crea così un circolo vizioso che può indurre insulino-resistenza e un aumento di peso sempre maggiore.
Al contrario – e anche questo è stato dimostrato dalla ricerca – è possibile migliorare la composizione del microbiota attraverso una dieta bilanciata e un aumento dell’esercizio fisico.
Cibi processati e calorie nascoste
Quando si parla di nutrizione, non conta solo il numero di calorie, ma soprattutto il modo in cui queste vengono trasformate dal nostro corpo. In un esperimento, dei partecipanti sani hanno mangiato per 14 giorni alimenti con le stesse proporzioni di zucchero, carboidrati, fibre, grassi e sale. Un gruppo ha ricevuto gli alimenti in forma non processata mentre l’altro gruppo ha ricevuto cibi pronti. I partecipanti che hanno mangiato cibi pronti hanno consumato circa 500 calorie in più al giorno e sono ingrassati di 1 kg in più nel giro di due settimane. Questo dimostra che gli alimenti altamente processati aumentano l’apporto calorico.
“Il motivo per cui ciò avviene non è stato ancora studiato. È possibile che il nostro corpo non riesca a valutare correttamente i cibi altamente processati, oppure che il senso di sazietà arrivi in ritardo” spiega l’esperta Stadlbauer-Köllner.
Un microbiota alterato fa ingrassare
Anche un microbiota sbilanciato può causare obesità: “Questo indica che il microbiota è la causa dell’aumento di peso”, sottolinea Stadlbauer-Köllner. Nello studio di Harvard a cui fa riferimento, è stato analizzato il microbiota intestinale di coppie di gemelli adulti in cui un gemello era normopeso mentre l’altro era in sovrappeso. I partecipanti in sovrappeso presentavano una flora intestinale con poca diversità e alterata, ovvero con un eccesso di batteri “Firmicutes” e con pochi batteri “Bacteroidetes”.
Per indagare su questo aspetto, è stato trapiantato il microbiota intestinale del gemello normopeso in un gruppo di topi sterili e quello del gemello sovrappeso in un altro gruppo di topi.
Entrambi i gruppi di topi hanno ricevuto lo stesso mangime. E qui la scoperta rivoluzionaria: i topi che hanno ricevuto il microbiota dei gemelli in sovrappeso sono ingrassati molto di più rispetto ai topi che hanno ricevuto il microbiota dai gemelli normopeso.
La composizione del microbiota
Questo potrebbe spiegare perché alcune persone fanno fatica a perdere peso o addirittura non ci riescono affatto nonostante seguano una dieta equilibrata: “Ci sono persone con una particolare composizione del microbiota che li aiuta a gestire periodi in cui viene assunto un eccesso di calorie. Nei secoli scorsi questo rappresentava un grande vantaggio evolutivo poiché permetteva di sopravvivere anche in periodi di carestia. In tempi di surplus alimentare come al giorno d’oggi però, questo stesso meccanismo gioca a nostro svantaggio.”
I batteri “Firmicutes” sono noti per estrarre calorie persino dalle fibre non digeribili. I “Bacteroidetes” invece, incapsulano i carboidrati inutilizzati, consentendone l’espulsione con le feci. Il microbiota in cui prevalgono i batteri “Firmicutes” può quindi immagazzinare fino al 30% di calorie in più dalla stessa quantità di cibo rispetto al microbiota di una persona normopeso.
Queste conoscenze dimostrano il potenziale del microbiota nel giocare un ruolo chiave nel trattamento di patologie legate al metabolismo di grassi e zuccheri come in caso di sovrappeso o di diabete di tipo 2.
Effetti positivi sul metabolismo
L’approccio terapeutico principale contro l’obesità prevede un cambio di stile di vita che consiste nel seguire una dieta bilanciata e in fare più movimento. Anche il digiuno intermittente, (per cui si mangia a giorni alterni), permette di raggiungere buoni risultati nella perdita di peso. Gli effetti positivi sulla salute sono documentati dalla ricerca: il digiuno intermittente non solo migliora la composizione del microbiota (stimolando la produzione di acidi grassi a catena corta responsabili della regolazione dell’appetito e del metabolismo), ma crea anche un “imbrunimento” del tessuto adiposo bianco – il tessuto adiposo bruno incrementa il metabolismo basale, che a sua volta facilita la perdita di peso.
Un recente studio condotto su persone affette da diabete di tipo 1, la forma di diabete in cui il corpo produce troppa poca o nessuna insulina, ha addirittura dimostrato che il digiuno intermittente può ridurre la produzione di insulina. Nella pratica, diete come il digiuno intermittente sono difficili da seguire a lungo termine. Mangiare significa molto di più che semplicemente nutrirsi. Mangiare soddisfa anche i bisogni sociopsicologici legati alla socialità, alla ricompensa, al rilassamento, alla distrazione e così via. Tra le persone che riescono a perdere peso seguendo il digiuno intermittente, solo poche riescono a mantenere il peso raggiunto senza riprenderlo nel tempo.
Punture per dimagrire e trapianti di microbiota
“Quando il nostro metabolismo basale rallenta, i risultati a lungo termine sono piuttosto scarsi. Prendere molto peso modifica il metabolismo al punto che il corpo inizia ad assorbire più energia dal cibo rispetto a prima. Questo fenomeno è conosciuto come effetto yo-yo, ed è stato dimostrato scientificamente”, chiarisce la specialista Stadlbauer-Köllner.
Per questo molte persone cercano di perdere peso ricorrendo a quelle che a prima vista sembrano scorciatoie, come pillole o punture per dimagrire oppure si sottopongono a interventi chirurgici come i bypass gastrici nonostante il rischio di gravi effetti collaterali e complicazioni. Ricordiamoci che la terapia inizia solo quando il problema è già presente.
Secondo l’esperta, la prevenzione a livello sociale è molto importante: “L’industria alimentare approfitta del fatto che ci stiamo abituando a cibi pieni di grassi e zuccheri, affinché la richiesta per tali prodotti rimanga costante. Per questo motivo, le misure preventive sono di estrema importanza.”
Negli ultimi anni, i trapianti di microbiota fecale sono diventati oggetto di ampie discussioni, suscitando un misto di stupore e perplessità. La Dott.ssa Stadlbauer-Köllner ritiene che questa sia più un’opportunità per approfondire la ricerca sulle correlazioni tra microbiota e obesità o diabete che una forma di terapia adeguata.
Un esempio che supporta questa tesi proviene da una ricerca in cui il microbiota fecale di persone magre e non diabetiche è stato trapiantato in individui affetti da diabete. I risultati hanno mostrato un miglioramento significativo della loro resistenza all’insulina. In un caso, il microbiota fecale di una persona in sovrappeso è stato trapiantato in una persona magra, con il risultato che la persona magra è ingrassata (da allora, le linee guida stabiliscono che sono ammessi solo donatori normopeso di microbiota fecale).
Dalla teoria alla pratica: i probiotici come opzione terapeutica
Le alterazioni del microbiota sono molto simili in tutti i quadri clinici associati alla sindrome metabolica. Migliorare la composizione del microbiota risulta essere quindi un approccio terapeutico lungimirante: in diversi studi clinici, la somministrazione di probiotici ha determinato una tendenza alla perdita di peso senza alcuna dieta di accompagnamento o modifica dello stile di vita.
Inoltre, sono stati dimostrati effetti positivi sull’indice di massa corporea (IMC), sul girovita, sulla percentuale di grasso corporeo e sul metabolismo di zuccheri e grassi. È stato osservato che un trattamento di sei mesi ha portato risultati migliori rispetto a un trattamento della durata di tre mesi. In questo caso, anche un dosaggio più elevato di probiotici ha permesso di raggiungere risultati migliori.
È giunto il momento di passare dalla teoria alla pratica. “Dobbiamo trovare raccomandazioni di consenso basate sui risultati della ricerca e applicarli alla pratica clinica quotidiana. La domanda che ci dobbiamo fare è: quali conclusioni diagnostiche possono essere tratte dal microbiota?”, sottolinea Stadlbauer-Köllner. Il mondo della ricerca deve continuare a fornire risultati solidi, affinché la terapia del microbiota con probiotici di interesse medico venga inserita nella lista delle terapie riconosciute dagli enti previdenziali sanitari. Solo in questo modo renderemo questo tipo di terapia veramente accessibile a tutti.