Microbiota e sistema immunitario: la flora intestinale ci protegge dalle malattie

La differenza tra chi si ammala spesso e chi quasi mai non è solo questione di fortuna. Microbiota e sistema immunitario lavorano insieme, giorno dopo giorno, per proteggerci dagli attacchi esterni. Circa il 70-80% delle cellule immunitarie che producono anticorpi si trova nell’intestino. Per questo motivo, una flora intestinale sana è fondamentale per mantenere un sistema immunitario forte e difese naturali efficienti.

Dopo il lavoro, la scuola o la spesa, corri sull’autobus appena in tempo per trovare un posto in piedi. Intorno a te, nasi che colano e persone che tossiscono o starnutiscono. In estate la colpa è dell’aria condizionata, in inverno dei locali troppo riscaldati. Ti chiedi inevitabilmente: “Mi ammalerò anche quest’anno?

Alcune persone non si ammalano quasi mai, mentre altre soffrono più volte l’anno di mal di gola, raffreddori, infezioni urinarie o disturbi intestinali. La differenza non è solo fortuna: sono il microbiota e il sistema immunitario che lavorano insieme, giorno dopo giorno, per proteggerti dagli attacchi esterni. Circa il 70-80% delle cellule immunitarie che producono anticorpi infatti si trova proprio nell’intestino.

Prendersi cura del proprio microbiota significa anche rafforzare il sistema immunitario e quindi investire nella salute ogni giorno, a partire dall’alimentazione, dallo stile di vita e dall’equilibrio intestinale. 

Sistema immunitario e microbiota: una macchina di difesa naturale

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La natura ha sviluppato un sofisticato sistema di difesa contro le malattie. Nel corso dell’evoluzione, il nostro sistema immunitario ha dovuto continuamente “aggiornarsi” e creare nuove strategie per proteggerci da germi e agenti patogeni.

Il sistema immunitario funziona come una vera e propria azienda di famiglia, in cui ogni cellula ha un compito ben preciso. Quando tutto è tranquillo, le cellule immunitarie “si rilassano”. Ma quando un elemento nemico si avvicina con metodi aggressivi, ognuno sa esattamente cosa fare per difendere l’organismo: cooperare e agire uniti è il motto comune.

Le prime linee di difesa: pelle e mucose

I batteri buoni presenti sulla superficie della pelle e delle mucose costituiscono la prima barriera contro gli intrusi. Se ci sono abbastanza “membri della famiglia” – i cosiddetti commensali, ovvero i microrganismi benefici – è facile respingere il disturbatore. Ma se l’agente patogeno riesce a superare la prima linea di difesa, magari camuffandosi o ingannando il sistema, si passa al livello successivo, dove il corpo prova nuovamente a neutralizzarlo.

Quando i microorganismi nocivi raggiungono le mucose del tratto digestivo – per esempio nella bocca, nello stomaco o nell’intestino – entrano in azione enzimi, cellule epiteliali e ciglia vibratili, che aiutano ad eliminare l’invasore. L’interazione perfettamente coordinata di un numero enorme di cellule immunitarie garantisce una difesa efficace: un vero lavoro di squadra biologico.

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Le cellule del sistema immunitario e il loro ruolo

Nel sistema immunitario umano, un ruolo chiave spetta ai leucociti, conosciuti come globuli bianchi. Questi rappresentano la prima linea di difesa contro germi e agenti patogeni. Tra loro, i granulociti neutrofili hanno la capacità di riconoscere il nemico e “memorizzarne il profilo”. I linfociti T e B sono dotati di speciali recettori, chiamati recettori dell’antigene, che identificano proteine estranee e le neutralizzano. I linfociti sono anche noti come cellule della memoria, perché conservano l’informazione dell’infezione per tutta la vita.

Le cellule dendritiche segnalano l’ingresso di sostanze estranee, attivando le cellule T, che rilasciano citochine, ossia messaggeri chimici che coordinano la distruzione del nemico. Tra i leucociti troviamo anche i monociti, che in caso di emergenza si trasformano in macrofagi (“cellule spazzine”) e smantellano l’invasore in frammenti proteici riconoscibili dalle cellule B e T.

Se lo stesso agente patogeno ritorna dopo giorni, settimane o anni, le cellule B vengono riattivate e producono rapidamente anticorpi, neutralizzando l’antigene in tempi record.

I centri di comando della difesa: i linfonodi

Il teatro principale di questa battaglia difensiva è rappresentato dai linfonodi, situati nel collo, nelle ascelle, nell’inguine e nell’addome. Qui risiedono linfociti T e B, insieme alle cellule dendritiche, che “individuano” il nemico e ne coordinano la distruzione.

Le cellule B producono immunoglobuline (anticorpi) dirette specificamente contro l’invasore. Durante la fase acuta dell’infezione si forma Immunoglobulina M (IgM), mentre Immunoglobulina G (IgG) rimane nel sangue anche dopo settimane, segno di un’infezione superata.

Ma come fanno le cellule immunitarie a sapere dove intervenire? Le citochine e le chemiochine fungono da messaggeri: le prime segnalano la presenza di un tessuto infetto, le seconde guidano le cellule difensive verso il punto critico. Il risultato è la comparsa di infiammazione, con calore, arrossamento e gonfiore — tutti segni che indicano che il corpo sta reagendo per guarire.

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Sistema immunitario innato e acquisito

Una parte delle funzioni del sistema immunitario è innata, come ad esempio il meccanismo di collaborazione tra granulociti, macrofagi e cellule dendritiche. Questo complesso sistema di difesa accompagna l’essere umano per tutta la vita.

Il sistema immunitario acquisito, invece, si sviluppa in modo individuale in ogni persona.
La sua forza o debolezza dipende da quanti agenti patogeni (come virus, batteri o funghi) l’organismo ha incontrato nel corso degli anni e da quanti di essi è riuscito a riconoscere e memorizzare come nemici.

Come spiega il Dott. Adrian-Mathias Moser, medico e ricercatore presso l’Università di Medicina di Graz:

"Nel corso della vita, il corpo umano ha la capacità di riconoscere, memorizzare e rispondere immunologicamente a circa un miliardo di agenti patogeni."

Dove si trova il sistema immunitario?

La maggior parte degli antigeni entra nel nostro organismo attraverso l’intestino, ovvero tramite l’alimentazione. Con una superficie di circa 300–400 m², l’intestino rappresenta il più grande organo di difesa del corpo umano: infatti, circa il 70% delle cellule immunitarie che producono anticorpi si trova proprio qui. Secondo il Dott. Moser:

“Tre fattori sono fondamentali per la funzione di barriera dell’intestino: una mucosa intestinale sana, cellule immunitarie attive e un microbiota equilibrato, cioè una flora intestinale composta da batteri benefici. Una flora intestinale alterata può indebolire il sistema immunitario. Un sistema immunitario forte dipende quindi in modo significativo dalla salute e dalla stabilità del microbiota intestinale.”

Più la mucosa intestinale è stabile, minori sono le probabilità che antigeni – come germi patogeni, tossine ambientali o componenti alimentari dannosi – riescano a penetrare nel flusso sanguigno. Quando questa barriera si indebolisce, possono verificarsi processi infiammatori eccessivi, che nel tempo favoriscono lo sviluppo di malattie autoimmuni come la sclerosi multipla, il diabete mellito di tipo 1 o l’artrite reumatoide.

Ambiente e alimentazione influenzano il sistema immunitario

Fattori dannosi per il sistema immunitario possono derivare, ad esempio, da un’alimentazione ricca di grassi e zuccheri, da un apporto insufficiente di fibre o da situazioni di stress. Quando l’organismo è esposto in modo eccessivo ad antigeni nocivi, la mucosa intestinale non riesce più a respingere tutti gli agenti patogeni, e di conseguenza l’intero sistema immunitario si indebolisce.

Il sistema immunitario dell’intestino è formato da un articolato tessuto linfatico. Questo comprende:

  • il MALT (Mucosa Associated Lymphoid Tissue), cioè il tessuto linfatico associato alle mucose che riveste le cavità degli organi e collega tra loro diversi apparati del corpo umano;

  • il GALT (Gut Associated Lymphoid Tissue), ovvero il tessuto linfatico situato nella mucosa intestinale.

Entrambi contengono una quantità enorme di cellule immunitarie. L’intestino, infatti, ospita la più alta concentrazione di linfociti T e B di tutto il corpo, presenti anche in altre mucose e secrezioni (come lacrime, saliva o secrezioni vaginali) e collegati a loro volta ai linfonodi, che fungono da stazioni di filtraggio nei punti chiave del corpo – collo, ascelle, inguine e addome.

Intestino: la centrale della risposta immunitaria

Il principio della difesa immunitaria si applica anche all’intestino: il tessuto della mucosa intestinale riceve i segnali di difesa a partire dall’epitelio del piccolo intestino, dove cellule simili ai macrofagi scompongono gli agenti patogeni provenienti, ad esempio, dall’alimentazione, e li “passano” alle cellule T e B.

Le cellule T helper producono citochine pro-infiammatorie (interleuchine), che devono rimanere in equilibrio, mentre le cellule B attaccano il nemico scomposto: tramite la produzione di Immunoglobulina A (IgA), gli agenti patogeni vengono neutralizzati e non riescono più a penetrare nella mucosa intestinale.

Secondo il Dott. Moser:

“Un sistema immunitario stabile dipende in larga misura dalla flora batterica dell’intestino.”

La composizione dei batteri intestinali dipende da diversi fattori, tra cui:

  • il tipo di nascita (che determina la prima colonizzazione batterica);

  • l’uso di antibiotici;

  • l’alimentazione

 

Ad esempio, il microbiota di chi segue una dieta prevalentemente animale risulta meno diversificato rispetto a quello di chi segue una dieta vegetale. Modificando l’alimentazione, si favorisce la colonizzazione di nuovi batteri: se l’ambiente intestinale è sano, i batteri benefici possono moltiplicarsi con facilità; al contrario, un eccesso di zuccheri o alcool favorisce la proliferazione di batteri dannosi a scapito di quelli benefici.

Un microbiota di riferimento

Sempre più studi clinici si stanno occupando dello sviluppo di una sorta di “microbiota di riferimento”, la cui definizione richiede analisi complesse e apre nuove prospettive per la medicina del futuro. Mentre il genoma umano è stato completamente decifrato già nel 2001, lo studio del genoma microbico è iniziato solo alcuni anni più tardi. A titolo di confronto: l’uomo possiede circa 22.000 geni, mentre i batteri che vivono nell’intestino presentano un’incredibile varietà di circa 3 milioni di geni, capaci di interagire e comunicare con i geni umani.

Il sistema immunitario si adatta alle condizioni di vita

Negli ultimi cinque anni, numerosi studi hanno dimostrato che tra il sistema immunitario e la flora intestinale umana (microbiota) esiste un’interazione costante. «L’evoluzione sembra averlo previsto in questo modo, affinché le nostre difese immunitarie possano adattarsi nel tempo alle nuove sfide ambientali», afferma il Dott. Moser. 

La composizione e la funzione del microbioma giocano quindi, secondo le più recenti evidenze scientifiche, un ruolo importante nello sviluppo di malattie come sclerosi multipla, asma, allergie e altre patologie autoimmuni.

Un microbioma stabile non è però del tutto casuale: le prime basi per la sua formazione si pongono già nel grembo materno, durante la vita fetale. Gli studi hanno dimostrato che le differenze nella colonizzazione batterica dipendono anche dal tipo di parto. I neonati nati naturalmente, per via vaginale, presentano principalmente lattobacilli, trasmessi attraverso la mucosa vaginale materna. Nei bambini nati con cesareo predominano invece Clostridien e batteri del genere Staphylococcus, presenti soprattutto sulla pelle umana.

I lattobacilli sono considerati immunostimolanti, il che spiega perché i bambini nati con cesareo, a causa della colonizzazione batterica incompleta, tendono più facilmente a sviluppare allergie. Un microbioma resistente dipende quindi anche dal tipo di parto, come evidenziato da uno studio di M.G. Dominguez-Bello all’Università di Puerto Rico. «I primi batteri intestinali hanno probabilmente effetti duraturi sul sistema immunitario», conferma il Dott. Moser.

«La nostra flora intestinale è un ecosistema chiuso e complesso», spiega il Dott. Moser. Attraverso le cellule dendritiche, i segnali vengono trasmessi alle cellule immunitarie e poi ai linfonodi mesenterici (addominali). Tutti i linfonodi del corpo umano sono interconnessi.

Recentemente, ricercatori francesi hanno scoperto che linfonodi sono presenti anche nel cervello. Antoine Loveau, dell’Università della Virginia, ha dimostrato che una rete di piccoli vasi linfatici raggiunge la superficie del cervello, confermando che cervello e sistema immunitario interagiscono. Questa scoperta potrebbe aprire nuove prospettive per lo studio di malattie neurodegenerative come Alzheimer e sclerosi multipla, collegando direttamente l’equilibrio del microbioma alla salute cerebrale.

La forza sta nella diversità

Come si definisce un microbioma sano e funzionale? Il Dott. Moser spiega «Una delle componenti più importanti di un microbioma sano è la sua ampia diversità. Più varia è la colonizzazione batterica, più il microbioma risulta stabile di fronte agli agenti patogeni. Quanto più intatto è questo sistema ecologico, tanto maggiore è la resilienza e l’immunità contro le malattie.»

Secondo Moser, questa differenza è evidente confrontando il microbioma molto vario delle popolazioni indigene, con quello degli europei o degli abitanti dei paesi industrializzati. Fattori come parto cesareo, uso di antibiotici e consumo frequente di fast-food rappresentano elementi negativi che riducono la diversità e la funzionalità del microbioma, compromettendo così la sua capacità di protezione immunitaria. 

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Il sistema immunitario dell'intestino

Il sistema immunitario dell’intestino è coinvolto anche nello sviluppo del diabete di tipo 2 e nell’obesità, come dimostra uno studio del Drug Research Institute di Leuven in Belgio. Secondo la ricerca, una dieta ricca di grassi favorisce uno squilibrio del metabolismo energetico, al quale il sistema immunitario intestinale partecipa in modo determinante. In questo processo, una proteina intestinale specifica, la MyD88 gioca un ruolo cruciale nella regolazione del metabolismo dei grassi influenzando indirettamente l’accumulo di tessuto adiposo attraverso segnali del sistema immunitario innato. Modificando la flora intestinale, i ricercatori sono riusciti a disattivare questa proteina ottenendo:

  • una rafforzamento della barriera intestinale
  • una riduzione dell’infiammazione
  • un ritardo nell’aumento di peso e nello sviluppo del diabete

 

Questi risultati confermano che il sistema immunitario intestinale svolge un ruolo chiave anche nella regolazione dello stoccaggio dei grassi.

Il sistema immunitario intestinale e le malattie autoimmuni

Attualmente, il Dr. Moser sta studiando il ruolo del sistema immunitario e del microbioma in relazione alla sclerosi multipla (SM). A tal fine, sono state analizzate cellule della mucosa del colon, con l’obiettivo di capire quali cellule immunitarie falliscono nella difesa dell’organismo e se tale deficit possa contribuire allo sviluppo della SM. La malattia si manifesta per il 20-25% dei casi a causa di una predisposizione genetica. Studi preliminari suggeriscono principi simili anche in altre patologie autoimmuni come asma, artrite reumatoide, diabete e altre malattie autoimmuni. Ipotesi analoghe vengono avanzate anche per il morbo di Parkinson e l’Alzheimer.

Oltre ai fattori genetici, entra ora in gioco la “microbiogenetica”, che solleva la domanda: quale quota di questa componente si trova nell’intestino?

«Tutto ciò che riduce la biodiversità influisce anche sull’uomo», spiega il Dott. Moser. «In futuro dovremmo considerare il microbioma intestinale anche in chiave ecologica: un’alimentazione basata su fonti naturali, proveniente da terreni sani, con verdure coltivate biologicamente e con una flora diversificata, è molto più benefica rispetto a cibi industriali, spesso trattati con pesticidi o derivati da animali nutriti con antibiotici». Come medico preventivo, sottolinea: «La tolleranza non è solo un concetto sociale, ma anche un principio ecologico: ciò che si sviluppa su un terreno fertile di diversità crea varietà. E questa varietà ci mantiene in salute».

Effetti positivi del microbioma sul sistema immunitario

Gli alimenti vegetali sono ricchi di acidi grassi a catena corta (SCFA – Short Chain Fatty Acids). Questi SCFA stimolano le cellule antinfiammatorie presenti nella mucosa intestinale, contribuendo a mantenere un sistema immunitario sano e bilanciato.

Al contrario, una dieta a base di prodotti di origine animale contiene solo quantità limitate di SCFA. Studi indicano un legame diretto tra il consumo ridotto di SCFA e l’insorgenza di malattie immunologiche come le malattie infiammatorie croniche intestinali.

La riduzione calorica sembra rafforzare ulteriormente il sistema immunitario, almeno negli studi condotti su animali. In particolare, le ricerche mostrano che:

  • I topi con dieta a basso contenuto calorico sviluppano meno marcatori di infezione
  • La diversità batterica intestinale è più alta, favorendo un microbioma stabile e resiliente
  • La parete intestinale è più robusta, prevenendo la migrazione dei patogeni nel flusso sanguigno
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