Il parto cesareo è una modalità di nascita sempre più diffusa, scelta o necessaria in diverse situazioni cliniche per garantire la sicurezza della madre e del neonato. A differenza del parto naturale, questo intervento chirurgico comporta un passaggio diverso del bambino alla vita extrauterina, che può influenzare le prime fasi di contatto con i microrganismi materni e ambientali. Proprio per questo, negli ultimi anni si è parlato sempre più dell’importanza di supportare lo sviluppo iniziale del microbiota del neonato anche in caso di parto cesareo, attraverso strategie specifiche volte a favorire un corretto equilibrio microbico fin dai primi giorni di vita.
Come si forma il microbioma del neonato?
Tutti i futuri genitori aspettano con emozione la nascita del loro bambino. Ma non sono gli unici: anche una vera e propria “squadra invisibile” di microrganismi benefici è pronta a entrare in azione fin dal primo istante di vita.
Fin dai primi istanti di vita, il corpo umano viene colonizzato in modo naturale da miliardi di batteri e altri microrganismi. Lungi dall’essere qualcosa di cui preoccuparsi, si tratta di un processo essenziale: questi microrganismi, infatti, contribuiscono allo sviluppo del sistema immunitario, aiutano la digestione e svolgono un ruolo chiave nel mantenimento dell’equilibrio e della salute generale dell’organismo. Più questo ecosistema è ricco e diversificato, maggiori sono i benefici per il bambino. Il microbiota, unico come un’impronta digitale, si costruisce soprattutto nei primi tre anni di vita per poi stabilizzarsi progressivamente. Da quel momento diventa una componente essenziale del suo equilibrio interno, influenzando per tutta la vita digestione, metabolismo e sistema immunitario.
La formazione del microbioma del neonato può variare in base a fattori come il parto naturale o il parto cesareo, che influenzano le prime colonizzazioni batteriche e lo sviluppo del sistema immunitario.
Colonizzazione naturale del microbiota
È scientificamente dimostrato che i bambini le cui madri assumono probiotici negli ultimi mesi di gravidanza — e che ricevono gli stessi ceppi benefici anche nei primi sei mesi di vita — presentano in seguito un rischio minore di sviluppare dermatite atopica.
La prima grande colonizzazione batterica avviene al momento della nascita. Durante il passaggio nel canale del parto, il neonato entra infatti in contatto con i batteri presenti nel microbiota vaginale materno. Al contrario, i bambini nati con parto cesareo, vengono per prima cosa in contatto con i microrganismi presenti nell’aria e sulla pelle della madre. In quest’ultimo caso, nell’intestino dei neonati nati con parto cesareo, la presenza di batteri protettivi come lattobacilli e bifidobatteri risulta spesso ridotta, rendendo i neonati potenzialmente più esposti a coliche dei primi mesi, così come a infezioni e allergie.
Per cercare di compensare questo squilibrio, si sta diffondendo sempre più il concetto di “vaginal seeding”, una pratica che consiste nel mettere il neonato a contatto con i fluidi vaginali della madre subito dopo il parto cesareo. Allo stesso modo, anche eventuali terapie antibiotiche possono alterare in modo significativo il delicato equilibrio del microbiota del bambino e dovrebbero quindi essere, quando necessario, accompagnate da un adeguato supporto probiotico.
Il latte materno: una "pozione magica"
Ad ogni contatto, il bambino entra in relazione con nuovi microrganismi. E qui vale una regola semplice: più sono numerosi e diversificati, maggiori sono i benefici per la sua salute.
L’allattamento al seno non rappresenta solo un momento di vicinanza fisica, ma ha anche un ruolo fondamentale nella formazione del microbiota. A differenza dei latti in polvere con probiotici aggiunti, (che solitamente contengono una sola specie batterica, il latte materno è naturalmente ricco di centinaia di ceppi benefici: si stima che circa il 30% dei batteri “buoni” presenti nell’intestino dei bambini allattati provenga direttamente dal latte materno.
Particolarmente prezioso è il colostro, il primo latte, dalla consistenza densa e dal colore giallastro, ricco di anticorpi e proteine: una vera e propria prima “protezione immunitaria” per il neonato. In generale, nei bambini allattati al seno si riscontra una maggiore presenza di bifidobatteri, fondamentali per rafforzare la barriera intestinale e per “allenare” le cellule immunitarie a riconoscere e combattere i patogeni.
In questo senso, affidarsi alla natura è spesso la scelta più efficace per il proprio bambino. A supporto di questo processo, anche i probiotici multispecie specificamente formulati per i neonati possono rappresentare un valido aiuto nei primi mesi di vita, contribuendo a favorire lo sviluppo di un microbiota sano ed equilibrato nel lungo periodo.
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