Terapie efficaci, ma non prive di effetti collaterali
Circa una donna su otto sviluppa un tumore al seno nel corso della propria vita. Il rischio aumenta con l’età: l’età media alla diagnosi è di circa 64 anni mentre le donne più giovani ne sono colpite solo più raramente. Tuttavia, una donna su quattro riceve la diagnosi prima dei 55 anni e una su dieci prima dei 45 anni.
Fortunatamente, grazie ai continui progressi terapeutici, il tumore al seno è tra le forme di cancro che rispondono meglio alle terapie. Oltre alla chirurgia e alla radioterapia, vengono spesso impiegate chemioterapia mirata e terapie ormonali.
Le terapie ormonali sono indicate nei tumori sensibili agli ormoni, che crescono sotto l’influenza degli estrogeni. Questi trattamenti riducono o bloccano la produzione di estrogeni per limitare la crescita tumorale. Tuttavia, possono causare effetti indesiderati particolarmente pesanti per molte donne, tra cui l’atrofia vaginale.
La flora vaginale: una barriera protettiva naturale
Una flora vaginale sana è composta principalmente da diverse specie di lattobacilli. Questi microrganismi producono acido lattico e contribuiscono a mantenere un ambiente vaginale fisiologicamente acido, ostacolano la proliferazione di batteri patogeni e riducono cosi il rischio di infezioni del tratto urogenitale.
Prima della menopausa, gli estrogeni contribuiscono a mantenere un ambiente vaginale favorevole alla crescita dei lattobacilli. Quando, però, la produzione di estrogeni viene bloccata attraverso la terapia ormonale, questo equilibrio può alterarsi rapidamente.
Quando le terapie influenzano il benessere intimo
Molte donne in trattamento per il tumore al seno sviluppano in breve tempo quella che viene definita sindrome genitourinaria. La combinazione di chemioterapia e terapia ormonale può determinare una drastica riduzione dei lattobacilli e una progressiva atrofia del tessuto vaginale.
Le conseguenze possono essere molto invalidanti:
- secchezza vaginale
- prurito e bruciore
- dolore durante i rapporti sessuali
- aumento della frequenza urinaria
- urgenza minzionale
- infezioni ricorrenti delle vie urinarie
Questi disturbi possono compromettere significativamente la qualità della vita e la sfera relazionale proprio in un periodo in cui il supporto emotivo e la vicinanza del partner possono essere particolarmente importanti. L’applicazione locale di estrogeni può contribuire ad alleviare i sintomi, ma viene spesso utilizzata con cautela nelle donne con tumori ormono-sensibili, per evitare qualsiasi possibile stimolazione della crescita tumorale.
I lattobacilli come supporto naturale
L’integrazione con lattobacilli naturalmente presenti nella flora vaginale costituisce una valida opzione per riportare equilibrio nel microbiota vaginale. Ceppi specifici di Lactobacillus possono contribuire a ridurre il rischio di infezioni ricorrenti, comprese quelle delle vie urinarie, e favorire il mantenimento della barriera protettiva della mucosa vaginale.
Lo studio: probiotici e flora vaginale nelle pazienti con tumore al seno
Da oltre dieci anni, il Dipartimento di Ginecologia e Ostetricia dell’Università di Medicina di Vienna studia gli effetti di un probiotico multispecie contenente quattro ceppi di lattobacilli normalmente presenti nella vagina.
Partendo dai risultati positivi ottenuti nella prevenzione delle infezioni vaginali, i ricercatori hanno voluto verificare se la stessa combinazione potesse contribuire anche a ridurre gli effetti collaterali associati alla chemioterapia e alla terapia ormonale.
Nello studio sono state coinvolte 22 donne con tumore al seno che, a causa delle terapie, presentavano atrofia vaginale e una flora vaginale compromessa (Nugent Score compreso tra 4 e 6).
Le partecipanti sono state suddivise in due gruppi:
- gruppo che ha assunto probiotici
- gruppo placebo
Le donne del primo gruppo hanno assunto per 14 giorni, due volte al giorno, un probiotico multispecie già ampiamente studiato. Le partecipanti del gruppo di controllo hanno invece ricevuto un placebo privo di batteri probiotici.
Lo studio è stato condotto in cieco: né le pazienti né i medici sapevano chi stesse assumendo il probiotico e chi il placebo.
I risultati
Attraverso tamponi vaginali effettuati all’inizio dello studio, dopo 15 giorni e dopo 22 giorni, i ricercatori hanno osservato che le donne che assumevano il probiotico presentavano un miglioramento significativo della flora vaginale, nonostante la prosecuzione della chemioterapia.
Anche una settimana dopo la fine dell’assunzione del probiotico, il Nugent Score risultava migliore rispetto ai valori iniziali. Nel gruppo placebo, invece, il Nugent Score tendeva a peggiorare progressivamente nel corso dello studio.
Questi risultati suggeriscono che specifici ceppi di lattobacilli, naturalmente presenti in una flora vaginale sana e assunti per via orale, possano contribuire a contrastare alcune delle alterazioni del microbiota vaginale associate alle terapie oncologiche per il tumore al seno.
Cos'è il Nugent Score?
Il Nugent Score è un metodo utilizzato per valutare lo stato della flora vaginale attraverso l’analisi microscopica di un tampone vaginale colorato con la tecnica di Gram.
Tra i microrganismi valutati vi sono:
- Lattobacilli (componenti principali di una flora vaginale sana)
- Gardnerella vaginalis (uno dei batteri più frequentemente associati alla vaginosi batterica)
L’interpretazione del punteggio è la seguente:
- 0-3 punti: flora vaginale normale e assenza di vaginosi batterica;
- 4-6 punti: situazione intermedia, con alterazione parziale del microbiota;
- 7-10 punti: presenza di vaginosi batterica e squilibrio significativo della flora vaginale;
Un Nugent Score più basso è generalmente indicativo di un ambiente vaginale più equilibrato e caratterizzato dalla presenza predominante di lattobacilli protettivi.
Fonte: Marschalek J et al., Influence of Orally Administered Probiotic Lactobacillus Strains on Vaginal Microbiota in Women with Breast Cancer during Chemotherapy, Breast Care 2017;12:335–339
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