Microbiota intestinale: i batteri benefici ci difendono da virus e infezioni
Il nostro microbiota intestinale è una struttura estremamente complessa. Circa 500 specie diverse di batteri popolano i vari tratti intestinali e apportano enormi benefici all’organismo ospite – a patto che si tratti di un microbiota eubiotico, cioè sano, e che non vi si siano insediati batteri patogeni.
Il microbiota intestinale può contribuire in diversi modi al rafforzamento della salute dell’intestino e dell’intero corpo. Tra gli effetti positivi più generali c’è, ad esempio, il rafforzamento della barriera intestinale. Alcuni batteri intestinali sono infatti in grado di stimolare la produzione di muco intestinale.
Il muco intestinale rappresenta una barriera importante contro i microrganismi invasori e contiene, tra le altre cose, sostanze antivirali e antibatteriche, come l’immunoglobulina A secretoria, un anticorpo che si lega agli organismi dannosi rendendoli visibili al nostro sistema immunitario (può essere immaginato come una sorta di “marcatore” che segnala i nemici).
Oltre ad aumentare la produzione di muco, i batteri benefici possono aderire ai recettori presenti sulla parete intestinale e occuparli. In questo modo impediscono a virus e batteri nocivi di attaccarsi e penetrare nell’organismo, evitando così danni alla salute.
Batteri intestinali: meccanismi di difesa
Diversi ceppi di batteri intestinali sono in grado di attivare meccanismi di difesa ancora più specifici. Grazie a questi processi, possono agire in modo mirato contro i virus invasori, distruggerli o impedirne la penetrazione nelle cellule del nostro corpo.
Uno di questi meccanismi è il cosiddetto “trapping” (intrappolamento): i batteri possono catturare i virus sulla propria superficie tramite catene di zuccheri lunghe, chiamate catene polisaccaridiche, alle quali il virus rimane ancorato. In questo modo, il virus non è più in grado di raggiungere le cellule intestinali e di entrare nell’organismo.
Altri batteri, invece, sono capaci di rilasciare sostanze antivirali prodotte internamente. Tra queste troviamo piccole molecole come il perossido di idrogeno (H₂O₂) o l’acido lattico (lattato), ma anche peptidi più complessi, noti come batteriocine. Queste sostanze possono impedire la replicazione dei virus all’interno delle cellule, bloccandone la moltiplicazione e la diffusione nell’organismo.
Inoltre, i batteri intestinali possiedono un’altra straordinaria capacità: possono entrare in contatto e comunicare direttamente con il nostro sistema immunitario. Ciò avviene, ad esempio, attraverso le cellule dendritiche, speciali cellule immunitarie dalla forma stellata che pattugliano il corpo. Queste cellule possono estendere i propri “bracci” attraverso la parete intestinale per monitorare l’ambiente del lume intestinale e interagire con il microbiota.
A seconda dei batteri con cui entrano in contatto, le cellule dendritiche ricevono diversi segnali e informazioni, che poi trasmettono ad altre cellule del sistema immunitario. In questo modo si attiva una modulazione della risposta immunitaria, che rafforza le difese dell’organismo e migliora la capacità di reazione contro virus e agenti patogeni.
Probiotici: i ceppi batterici che aiutano a difendersi dalle infezioni virali
Numerosi studi hanno già dimostrato diversi effetti positivi della somministrazione di probiotici, ovvero di batteri intestinali “buoni”, durante le infezioni virali. Alcuni ceppi batterici si distinguono come specialisti in questo campo: per esempio, il ceppo Lactobacillus rhamnosus SP1 ha dimostrato di poter ridurre la frequenza, la durata e la gravità della diarrea durante le infezioni da rotavirus (Pant et al., 2007). Inoltre, l’assunzione di questo ceppo attraverso il tratto gastrointestinale contribuisce ad alleviare i sintomi dell’influenza A e a diminuire la carica virale nei tessuti polmonari (Kawase et al., 2010).
Non solo la terapia durante un’infezione già in corso può avere effetti positivi: anche la somministrazione preventiva può produrre risultati sorprendenti. Nello studio di Villena et al. (2012), la somministrazione del ceppo Lactobacillus rhamnosus CRL 1505 ha ridotto le lesioni polmonari e ha portato a una regolazione della produzione di citochine antivirali. L’assunzione preventiva di questo batterio ha quindi contribuito a minimizzare i danni ai polmoni durante un’infezione virale.
Anche Bifidobacterium animalis ssp. lactis DSM 15954 è un vero esperto nella difesa contro i virus. La sua somministrazione ha portato a una significativa riduzione delle infezioni delle vie respiratorie nei neonati sani (Taipale et al., 2011).
Ceppi batterici appositamente combinati possono produrre effetti ancora più marcati. La somministrazione combinata di Lactobacillus rhamnosus SP1 e Bifidobacterium animalis ssp. lactis DSM 15954 ha infatti portato a ridurre la durata delle infezioni delle vie respiratorie superiori, la gravità dei sintomi e il numero di giorni di scuola persi tra gli studenti universitari (Smith et al., 2013).
Questi risultati dimostrano le straordinarie capacità dei nostri batteri intestinali “buoni”, che li rendono preziosi alleati per la nostra salute.
Visarete già chiesti se i batteri intestinali siano in grado di agire contro i virus anche al di fuori dell’intestino, in altre parti del corpo. La domanda è più che legittima. Diversi studi hanno infatti dimostrato che l’intestino è collegato al resto del corpo tramite varie “assi”, che permettono al microbiota di influenzare organi e sistemi a distanza.
Ben note sono l’asse intestino-cervello o l’asse intestino-fegato, che mostrano quanto il microbiota intestinale possa avere un impatto positivo sulla salute generale. Un asse meno conosciuto, ma altrettanto importante, è l’asse intestino-polmoni.
Asse intestino-polmoni: la collaborazione tra intestino e polmoni
Studi come quelli sopra citati dimostrano chiaramente un effetto positivo dei batteri intestinali sulle infezioni polmonari, evidenziando così l’esistenza di uno scambio tra intestino e polmoni.
Questo scambio avviene tramite le cellule del sistema immunitario. Come accennato, i batteri intestinali sono in grado di comunicare con le nostre cellule immunitarie. Le informazioni trasmesse a queste cellule provocano, tra le altre cose, un aumento delle cellule natural killer (NK) e una maggiore attività dei macrofagi nei polmoni.
Questi tipi di cellule sono particolarmente importanti per eliminare rapidamente gli agenti invasori, impedendo ai virus di diffondersi e replicarsi nel tessuto polmonare.