26. Feb 2021

Florentina Sgarz, BA

Sindrome dell’intestino irritabile e il suo impatto sulla qualità della vita

In seguito all’avvenuta diagnosi è bene prestare attenzione o addirittura eliminare determinate abitudini. È importante ascoltare il proprio corpo e riconoscere gli alimenti che “fanno bene” e i disturbi che ne potrebbero derivare. La qualità della vita non dovrebbe peggiorare a causa di questa sindrome. Per questo motivo, è necessario fare i conti con i sintomi e far sì che si possano affrontare la quotidianità ed eventuali gite in modo piacevole, senza che diventino un peso.

La sindrome dell’intestino irritabile si manifesta in genere sotto forma di dolori addominali e altri disturbi come diarrea, costipazione o flatulenza. Le cause precise di questa sindrome non sono ancora chiare e variano da persona a persona. A soffrirne maggiormente sono le donne: le pazienti di sesso femminile sarebbero infatti il doppio degli uomini. La riduzione della qualità della vita viene percepita in modo differente: la metà dei pazienti riesce ad affrontare normalmente la quotidianità  (per esempio nel lavoro, in famiglia, in ambito sessuale o nel tempo libero), mentre altri soffrono in modo più o meno grave delle limitazioni che la sindrome porta con sé. Una possibile causa viene spesso  ritrovata nello stress.

Asse intestino-cervello: in che modo il cervello influisce sul tratto digerente?

L’asse intestino-cervello è oggetto di studi scientifici già da alcuni anni. I collegamenti nervosi tra questi due organi sono costantemente impegnati in un intenso scambio di informazioni. Quest’ultimo funziona in entrambe le direzioni ed è considerato l’elemento centrale del sistema nervoso. È inoltre interessante notare che l’intestino è in grado di autogestirsi: contrariamente ai muscoli delle coscie, esso non ha bisogno dei comandi del cervello per muoversi. Tuttavia, il cervello si intromette comunque, per esempio nei momenti di stress. Prima di un esame, una gara o una situazione che ci rende particolarmente nervosi l’intestino si mette in movimento. Nei documentari sugli animali capita a volte di vedere un leone che attacca una giraffa, la quale inizia a correre ed è proprio durante la corsa che subentra uno stimolo di defecazione. I nervi presenti nel cervello, i quali preparano il corpo alla fuga o a una battaglia, espellono le fibre in eccesso. Questo è solo un esempio del grado di influsso che il cervello esercita sull’intestino. L’asse intestino-cervello rappresenta un sistema molto complesso ed è già stata confermata l’esistenza di una correlazione tra le depressioni o altre malattie psichiche e l’intestino. Nell’intestino si producono oltre 20 ormoni, tra i quali la serotonina. Si tratta di un neurotrasmettitore della rete nervosa dell’intestino responsabile delle sensazioni di felicità e del tono dell’umore. Il 95% di tutta la serotonina del nostro organismo è prodotta dall’intestino, dove rappresenta una delle sostanze messaggere più importanti della rete nervosa ivi presente e ne regola i movimenti.

Quali terapie si rivelano efficaci nel caso della sindrome dell’intestino irritabile?

Dopo la diagnosi, spesso i pazienti si chiedono cosa possano fare per contrastare i disturbi. In base all’entità dei sintomi, vi sono diverse possibilità per alleviarli. Nel complesso, si individuano le seguenti terapie:

  • alimentazione;
  • supporto psicologico;
  • esercizi di rilassamento;
  • attività fisica;
  • diario dei sintomi/diario alimentare;
  • farmaci/probiotici.

L’alimentazione corretta in presenza di sindrome dell’intestino irritabile

La quotidianità in presenza di IBS

I pazienti affetti dalla sindrome dell’intestino irritabile sono particolarmente sensibili a determinati tipi di alimenti, ma questo varia da persona a persona. È fondamentale in questi casi fare attenzione al proprio regime alimentare al fine di alleviare i disturbi o renderli comunque più tollerabili. Si raccomanda di assumere fibre in giuste quantità ed evitare gli zuccheri come il fruttosio e il sorbitolo, ma anche il caffè, in quanto potrebbero scatenare i sintomi di sindrome dell’intestino irritabile oppure addirittura peggiorarli. I pazienti sono inoltre sensibili alla distensione addominale a livello dell’intestino e a pasti abbondanti, in conseguenza dei quali potrebbero subentrare dolori correlati al processo digestivo o alla formazione di gas intestinali. Questa ipersensibilità può anche essere provocata da situazioni di stress o stati emotivi.

I medici consigliano ai pazienti affetti da questa sindrome di scrivere un diario alimentare per vedere quali alimenti scatenano determinati disturbi. In questo modo, sarà più facile selezionare i cibi idonei. Molti provano la cosiddetta dieta FODMAP, con la quale si eliminano totalmente oligosaccaridi, bisaccaridi, monosaccaridi e polioli fermentabili, ossia zuccheri semplici e complessi che vengono fermentati dai batteri intestinali, provocando la formazione di gas ed episodi di diarrea a causa di un elevato afflusso di liquidi all’intestino. Alla categoria degli zuccheri semplici e complessi appartengono le seguenti sostanze: il fruttosio presente nella frutta o il miele; il lattosio contenuto nei latticini; i fruttani tipici del frumento, dell’aglio o delle cipolle e infine il galattosio presente nei fagioli, nelle lenticchie e nei fagioli di soia. Vi rientrano inoltre edulcoranti sostitutivi come xilitolo, sorbitolo e maltitolo presenti nelle prugne, nelle albicocche o nel mais. I diversi alimenti che dovrebbero essere eliminati dalla propria alimentazione secondo questa dieta rappresentano spesso un problema quando si mangia fuori casa. Si potrebbe iniziare riducendo per esempio le quantità di fruttosio, lattosio e sorbitolo, così sarà più semplice risalire a quali intolleranze potrebbero favorire la comparsa di disturbi e di quali si tratti.

È opportuno ricorrere alla psicoterapia nel trattamento della sindrome dell’intestino irritabile?

È ormai risaputo che lo stress si ripercuote negativamente su stomaco e intestino e la stretta comunicazione tra il cervello e l’apparato gastrointestinale ne è un’ulteriore conferma. Questa connessione spiega anche il motivo per il quale la sindrome dell’intestino irritabile rientri nelle malattie psicosomatiche. Il termine “psicosomatico” indica un nesso tra i sintomi e lo stato psichico. È inoltre possibile che si sviluppi una sindrome dell’intestino irritabile post-infettiva, la cui causa iniziale è data da un’infezione, e non si esclude che i sintomi psichici possano addirittura peggiorare quelli fisici. La terapia cognitiva comportamentale, il feedback biologico e l’ipnoterapia addominale si possono tranquillamente combinare alla terapia della sindrome dell’intestino irritabile. I pazienti imparano così a gestire i disturbi, le visioni pessimistiche e gli atteggiamenti negativi per migliorare la qualità della vita. Una parte della terapia prevede inoltre, laddove possibile, la riduzione di stress e tensioni psichiche. Gli esercizi di rilassamento rappresentano in questi casi uno strumento efficacie per alleviare i sintomi.

Probiotici o farmaci contro la sindrome dell’intestino irritabile?

Molti diventano scettici quando si parla di farmaci e ne esistono diversi per trattare questa sindrome. Tuttavia, essi agiscono sui sintomi senza di fatto curare la malattia. Una terapia a base di probiotici potrebbe rappresenta un’alternativa valida. I probiotici contengono ceppi batterici appositamente selezionati e i batteri rilevanti dal punto di vista medico ivi presenti hanno dimostrato a livello scientifico di avere effetti benefici sulla salute intestinale, nonché sulla sindrome dell’intestino irritabile. I batteri vengono spesso associati a un qualcosa di dannoso, ma i batteri probiotici svolgono funzioni vitali all’interno dell’organismo. Una flora intestinale in equilibrio è fondamentale per tenere sotto controllo ed allontanare i germi patogeni. L’assunzione di ceppi batterici probiotici contribuisce a mantenere la flora intestinale in salute e influisce positivamente su svariati processi metabolici che avvengono nel nostro corpo.

 
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